MARIO GIRO© 2018

“AIUTARLI A CASA A LORO” CI FA CRESCERE

Noi ci siamo confrontati con la sfida dell'"aiutarli a casa loro". Concretamente. Molti vedono il mondo d’avanti a noi (per esempio il continente africano) solo come una minaccia, sognano un'Italia vintage; altri parlano di "inversione etnica" e disquisiscono di "razza bianca"; altri ancora accusano il mondo delle ONG di "guadagnarci" (vedi la questione "taxi del mare"). Noi crediamo invece che chi si cimenta con il difficile impegno dello sviluppo è degno di tutto il nostro rispetto. È la parte migliore del nostro paese e dell'Europa: quella di chi non si arrende davanti al dramma ma prova ad entrare negli inferni di questo mondo, a trovare soluzioni. Ma non basta: c'è la sfida di avere impatto, cambiare la prospettiva di futuro per i giovani africani o mediorientali. Per questo la nostra cooperazione è cresciuta, uscendo fuori dall'ordinario. Per rispondere alla domanda sullo sviluppo dell'Africa sono nate nuove interlocuzioni: da una parte quella con il settore privato e le imprese, dall'altra con le diaspore e le collettività straniere in Italia. È emersa una nuova coscienza: per aiutare davvero l'Africa, occorre fare in modo che vi si creino opportunità di lavoro. In altre parole: per sfuggire allo poverty trap l'Africa deve produrre. Qui si connettono gli interessi della cooperazione con quelli del nostro settore privato (specie le PMI): creare lavoro in Africa e internazionalizzazione delle imprese sono due aspetti che possono andare insieme facendo saltare i vecchi steccati ideologici che dividevano ONG e imprese. Aiutarli a casa loro ed aiutarsi assieme.

L’EUROPA SEGUE L’ITALIA

In base all'ultimo Rapporto Ocse, nel 2016 con 11,6 miliardi di dollari, l'Italia è stata il primo investitore europeo e il terzo mondiale, dietro Cina (38,4 miliardi) e Emirati Arabi Uniti (14,9 miliardi). Di fatto il cambio di rotta dell'Italia nei confronti del continente si è manifestato sin dalla firma, nel 2011, del "Patto per l'Africa" tra il governo italiano e gli esecutivi di numerosi governi africani per trasformare il rapporto da paese donatore ad attore di sviluppo nei settori delle infrastrutture, della tecnologia, della formazione, dell'agricoltura e del turismo.
Una riprova di questa nuova prospettiva è stato il moltiplicarsi dei viaggi in quella parte del globo delle più alte cariche dello Stato, come la missione in Nigeria, Ghana e Senegal nel febbraio 2016 dell'allora premier Matteo Renzi, la visita in Camerun ed Etiopia nel marzo 2016 del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, seguito ad aprile dalla mia personale in Senegal, Ghana, Tanzania, Namibia e Mozambico, mentre nel novembre 2016 fu l'allora ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, a recarsi in Niger, Mali e Senegal.

Sempre nel 2016, il 18 maggio, si è tenuta a Roma la prima conferenza ministeriale Italia-Africa con la partecipazione di rappresentanti di ben 52 paesi africani. Nello stesso mese, il governo Renzi ha proposto all'Ue una strategia di investimenti che affianchino l'aiuto pubblico allo sviluppo.

Ci sono poi idee italiana che partono dall'esperienza del cooperare che si sono fatte strada in Europa: Una di queste è il Migration Compact, accordi fra Ue e i Paesi africani di origine e transito dei migranti diretti in Europa. Chiaro l'obiettivo: "Solo in partenariato con i Paesi africani si potranno ottenere risultati reali. Per trattare con loro la questione dei flussi, si ha bisogno di una forte magnitudine di investimenti. La cooperazione da sola non ce la fa, anche perché le rimesse degli immigrati la superano del doppio.

L'idea italiana ha subito battute di arresto e appropriazione da parte di altri partner europei, fino al risultato dello scorso 6 luglio quando l'Europarlamento ha dato il via libera all'European External Investment Plan (Eeip), uno strumento con in dotazione 3,3 miliardi di denaro di aiuti pubblici che, facendo leva sul mercato finanziario, metterà in circolo 44 miliardi di investimenti privati. Parallelamente procede l'iniziativa italiana per un approccio collegiale e una più equilibrata ripartizione europea di fronte all'emergenza migratoria e alla crisi degli sbarchi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

PUNTARE TUTTO SUL MADE IN ITALY, A PARTIRE DALLA LINGUA E DALLA CULTURA

Un altro capitolo del mio ministero di questi ultimi anni, e stata la mia delega per la promozione della lingua e cultura italiana all’estero. La promozione della lingua italiana nel mondo è uno strumento essenziale di politica estera nonché un innegabile fattore di crescita economica. Al di là dell’intrinseco valore dell’internazionalizzazione di una lingua in termini di influenza culturale e “soft power”, che non è sfuggito ai cinesi che stanno investendo fior di quattrini per stimolare lo studio del cinese nel mondo, l’utilizzo dell’italiano all’estero è un business: fa vendere di più. L’italiano è la seconda lingua più usata al mondo dopo l’inglese nelle insegne commerciali e nella presentazione dei prodotti.

 

Da una ricerca su dieci Paesi condotta dalla San Pellegrino, è emerso che i consumatori mondiali sono disponibili a pagare il 9% in più per un prodotto con la dicitura “Toscana”. Lo sanno bene le imprese nordamericane, europee e asiatiche che utilizzano nomi italiani, o artifici che rimandano nella mente del consumatore a elementi propri della tradizione italiana, per pubblicizzare i loro prodotti. La nostra lingua è un tesoro di influenza e reputazione politica nonché un vettore di sviluppo economico.

Bisognava sfruttarla meglio. Con orgoglio sono stato felice di ideare e inaugurare la prima edizione de GLI STATI GENERALE DELLA LINGUA ITALIANA e così  anche di occuparmi della seconda edizione dell'evento. Tra i frutto più importanti di questo processo la creazione, da parte della  Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese della Farnesina di LI, il PORTALE DELLA LINGUA ITALIANA

In questa direzione, quella di una maggiora attenzione per l'estroversione della lingua e cultura italiana all'estero, ho contribuito a spingere l'esecutivo per lo stanziamento di 50 milioni nella legge di bilancio per la promozione della lingua italiana all’estero.