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#CrisiUcraina

Editoriale su Domani   |  1 marzo 2022


Mandare armi serve solo ad aumentare le sofferenze

Si capisce la reazione istintiva: aiutiamo gli ucraini a resistere inviando loro armi per difendersi. Ma basta un po' di lucidità per comprendere che questa è una non-soluzione, un'assurdità non degna dei governanti europei. Sarebbe come dire: noi ci teniamo il gas russo;

voi ucraini combattete facendovi massacrare.

Non deve illudere l'iniziale resistenza di questi giorni: pare che i russi siano male organizzati. Forse pensavano di essere accolti da liberatori, vittime della loro stessa propaganda. Forse non sanno fare una guerra chirurgica (ma chi la sa fare?) non potendo usare a favore di telecamere il sistema da rullo compressore, come in Siria o in Ossezia. Ma in ogni caso le forze sono impari e Mosca prevarrà.

Sofferenza dei civili

Se gli europei mandano armi aumentano solo la sofferenza dei civili. Perché questo è il centro del dramma: la guerra fa soffrire soprattutto i civili innocenti. Ricordate Sarajevo ieri e oggi Aleppo. Per questo va accolto con urgenza l'appello di Andrea Riccardi su Kiev città aperta: non si combatta strada per strada come si sta già facendo a Kharkiv.
Ce lo impone la morale: non possiamo indurre altri a combattere per noi né accettare la strage dei civili. Occhio per occhio rende il mondo cieco diceva Gandhi. Ce lo impone la logica politica: oggi la gente sta manifestando contro la guerra sempre di più. Si risveglia il movimento per la pace e anche in Russia vediamo coraggiosi manifestanti sfidare i poliziotti antisommossa. Se la guerra si prolunga, i nazionalismi si esacerberanno e anche i russi non potranno più opporsi.

Mostro incontrollabile
Oggi la debolezza è più forte della forza: più che i razzi anticarro, le armi più potenti contro la folle guerra di Vladimir Putin sono le immagini delle bambine ucraine piangenti e spaventate che nemmeno i russi possono accettare. Ciò non muta il nostro giudizio: siamo coscienti che c'è un aggressore e un aggredito. Dal momento in cui scatta il primo grilletto c'è un solo colpevole:

colui che ha scatenato il mostro della guerra.
Detto questo bisogna sapere che una volta sobillato, tale mostro non è più controllato da nessuno, nemmeno da Putin. La guerra ha una sua logica che si sviluppa autonomamente: la logica del male. Offrire armi significa aizzarla di più.
Cosa ci ha portato a questo punto? I rinascenti nazionalismi europei, nessuno escluso, neppure i nostri ipocriti sovranismi occidentali. Eppure sapevamo che il nazionalismo europeo

è una bruttissima bestia che ha provocato due guerre mondiali.


La bestia non va nutrita con altre armi. Occorre invece favorire la logica della pace, che è superiore a qualunque ragione e che porta al negoziato che ora pare iniziare. Dichiarare Kiev città aperta serve a mettere tutte le energie nell'esecuzione delle tattiche elettive per risparmiare il sangue, quel necessario maternage che la storia ci ha insegnato essere sempre la scelta più umana. Ma anche la più politica.

 

Mario Giro

il video dell'All’assemblea dal titolo “Sì alla pace, no alla guerra!”, dove sono intervenuto insieme ad alcune voci e testimonianze dell’impegno che si sta portando avanti per la pace e l’accoglienza dei profughi,

tra cui quella di una giovane volontaria in diretta dall’Ucraina.

I Giovani per la Pace dicono NO alla Guerra. Manifestazione venerdì 4 marzo a Roma.

Il mio nuovo saggio

Guida ai conflitti nell’Africa contemporanea (Mario Giro, Guerini e Associati, 2020)

Guerre nere.png

Le guerre africane non sono incomprensibili e barbare ma conflitti politici moderni, legati alle condizioni socio-economiche e ambientali, che utilizzano molteplici registri culturali e sono connessi alle trasformazioni imposte dalla globalizzazione, come la resilienza dello Stato, il disordine etnico, l’effervescenza religiosa e l’urbanizzazione. 
Presentate spesso come rivalità etniche, le guerre d’Africa rivelano al contrario la lacerazione e il declino del sistema delle etnie a causa dell’urto con le trasformazioni globali. 

L'intervista a cura di Marco Trovato, direttore editoriale della rivista Africa.

Per ordinare online il libro, oltre Amazon, consulta il sito dell’editore: https://guerini.it/

 

LA MIA STORIA

Mi chiamo Mario Giro e appartengo alla Comunità di Sant’Egidio. Per molti anni mi sono occupato di poveri, di Africa, di cooperazione allo sviluppo e di pace, in particolare di mediazioni per risolvere i conflitti nel mondo.

Un Paese che non coopera

è destinato al declino.

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LA GLOBALIZZAZIONE DIFFICILE

La globalizzazione è in crisi ma non finirà. Spesso è affrontata dall'alto: geopolitica, strategie economiche, alleanze tra potenze, in una parola, «hardpower». Eppure la società stessa, nelle sue inestricabili complessità, cerca una autonoma risposta, non legata al potere ma incidendo sui processi democratici.

Se la confusione è la stessa e medesime sono le incertezze, le società "civili" mondiali incarnano un softpower sempre più diffuso e difficile da interpretare.

MARCO IMPAGLIAZZO
MARIO GIRO
Algeria
in ostaggio
MARIO GIRO
 

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